Sto dormendo da trent’anni – Lettera ostativa dal carcere di Catanzaro

Pasquale De Feo*, ergastolano ostativo, cioè senza alcuna speranza di uscire, mai, ci spiega perché questa pena è la più crudele di tutte.

Vi prego, svegliatemi, perché sto dormendo da trent’anni. Siccome Travaglio ha scritto che un ergastolano sconta solo sette anni e mezzo, allora ho scontato già quattro ergastoli. Quando mi scarcerate?
La realtà è un’altra. In questi tempi si è fatto crescere un allarmismo ingiustificato, dato che nella storia degli ultimi cinque secoli in Italia i reati, tutti senza esclusione, non sono mai calati così drasticamente. Possiamo dire che negli ultimi dieci anni, guardando alle persone morte in carcere, ha ucciso più lo Stato che la criminalità, mentre nelle statistiche europee siamo uno degli ultimi paesi per numero di omicidi e l’Italia è ritenuta dall’Unione Europea fra i paesi più sicuri. Chi commette un reato è giusto che paghi la sanzione, ma la situazione oggi è che bisogna fare i conti con una legislazione che calpesta i diritti umani, straccia la Costituzione e regredisce la civiltà a quella del Medioevo.

L’ergastolo ostativo, l’art 4bis, il 41bis, il 416bis (cito solo i più importanti) sono degli obbrobri paragonabili solo alla legge Pica, la madre di tutte le leggi repressive, del 1863, arrivata, anche se con nomi diversi, fino ai nostri giorni. Inquinati a mio parere ancora oggi dalle teorie razziste di Cesare Lombroso che affermava che i meridionali erano geneticamente “difettati” per conformazione fisica ed etnica con una naturale propensione a delinquere, dunque criminali per nascita, eredi di un’atavica popolazione “difettosa”, che niente e nessuno poteva sottrarre al suo destino.

*Pubblicato nel n. 212. Continua a leggere qui:
http://unacitta.it/newsite/articolo.asp?id=940

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