Una biblioteca digitale mondiale

“Nella corsa per guadagnare quote di mercato nel cyberspazio, rischia di andar perduto qualcosa: l’interesse pubblico”.
così esordisce, Robert Darnton sull’ultimo numero della “New York Review of Books”.
Ormai in tutti i paesi, le biblioteche, ma anche i laboratori e gli ospedali, stanno dismettendo gli abbonamenti alle riviste specializzate, stretti tra un taglio dei fondi e invece un aumento dei costi di queste pubblicazioni. Ad Harvard, dove gli abbonamenti ammontano a quasi dieci milioni di dollari l’anno, è in atto una vera battaglia contro gli editori.
Le ragioni economiche che stanno dietro queste scelte sono comprensibili, ma Darnton fa notare che esiste un’altra legge, o meglio un’altra logica e cioè che il pubblico deve poter aver accesso a quello che viene finanziato dal pubblico.
Il dibattito sul costo delle riviste accademiche non è allora una mera questione “accademica” perché l’accesso alla ricerca non solo è legato alla democrazia, ma anche all’economia. Studi ormai consolidati dimostrano che l’accesso alla ricerca ha effetti moltiplicatori sull’economia. Basterebbe citare il progetto del Genoma Umano (costato 4 miliardi, ne ha prodotti quasi 800 in applicazioni commerciali) o Linux, il software open-source, che ha fatto guadagnare miliardi a molte compagnie, Google compresa.
Per contrastare questa tendenza sono in corso esperimenti interessanti per dare libero accesso al sapere, ma pare che uno degli ostacoli, oltre ovviamente alle lobbies degli interessi, sia il “prestigio”. Cioè molti studiosi preferiscono comunque essere pubblicati sulle riviste più costose. Altri però sono invece più interessati a essere letti che a guadagnare (in soldi o prestigio). Su questo si fonda una nuova organizzazione: Authors Alliance, che sta lanciando una campagna per convincere gli autori, i cui libri sono ormai fuori catalogo da anni, a rendere questi testi accessibili attraverso una piattaforma pubblica, come la Digital Public Library of America che, lanciata nel 2013, a distanza di un anno ha messo assieme sette milioni di libri (ovviamente fuori dal copyright) e un milione di visitatori da tutto il mondo. Tra l’altro, l’infrastruttura tecnologica della DPLA è stata resa compatibile con Europeana, un’impresa simile con cui si sta raccogliendo il patrimonio librario dei 28 stati europei. Forse una biblioteca digitale mondiale non è così lontana.

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