Gli antibiotici e noi

Se si entra in un negozio di articoli per l’allevamento di animali capita facilmente di vedere a terra dei sacchi di antibiotici in polvere, che promettono di stimolare la crescita di pollame e bestiame. Gli antibiotici, si sa, sono ormai una sorta di “super cibo” in grado di produrre carne a basso costo. Ma cosa succede se quella carne siamo noi? Se lo chiede Pagan Kennedy sul “New York Times“.
La storia degli straordinari poteri degli antibiotici risale al 1948 quando il biochimico Thomas H. Jukes scoprì l’aureomicina, un farmaco salvavita. Ma la vera scoperta, per Jukes e i colleghi dei laboratori Lederle, fu che quell’antibiotico faceva crescere più velocemente gli animali. All’epoca valeva ancora l’idea che “grasso è bello” e quindi il passo dagli animali agli umani fu breve. Kennedy ricorda come già allora Fleming si fosse mostrato molto scettico sull’uso di questi farmaci sugli umani. E tuttavia nel 1950 venne condotto un esperimento in una scuola in Guatemala e un altro con alcuni bambini disabili. Il risultato fu che in effetti i bambini ingrassavano.
Da allora le cose sono cambiate parecchio: intanto c’è un’epidemia di obesi e al contempo nessuno vuole più ingrassare; c’è maggior controllo sugli antibiotici usati nell’allevamento e però l’uso di antibiotici come medicinali è uscito dal controllo, tant’è che c’è il problema dei ceppi resistenti. Riporta Kennedy che nel 2002 gli americani erano circa un centimetro più alti e 24 chili in più rispetto al 1960. Ovviamente all’origine c’è la dieta e lo stile di vita, ma per sempre più scienziati gli antibiotici potrebbero essere il fattore X. I giovani americani fanno almeno un ciclo di antibiotici all’anno (soprattutto per infezioni dell’orecchio e al torace) e proprio questo uso, se non abuso, di antibiotici potrebbe essere all’origine dell’epidemia di obesità.
Ormai si sa che bisogna lesinare sugli antibiotici, ma quando ci si trova davanti a un bambino con un’infezione all’orecchio o una febbre alta persistente, la gente non sa cosa fare. Mentre si cerca il legame tra antibiotici e peso, sarebbe allora importante lavorare anche sulla riduzione del ricorso agli antibiotici quando improprio. Per questo sarebbe importante offrire test in grado di dare un feedback immediato riguardo l’eventuale presenza e la tipologia di batteri.
Nel frattempo la domanda se siano soprattutto gli antibiotici ad averci trasformato in peso e altezza resta in attesa di risposta.
www.nytimes.com

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