Le prefiche di twitter

Sul Guardian del 17 marzo, John Harris ha parlato del dilagare dell’ipocrisia funebre nell’epoca di twitter. Lo spunto proviene dalle recenti scomparse di due personalità della sinistra britannica, una politica (Tony Benn, il 14 marzo) e l’altra sindacale (Bob Crow, l’11): Harris si dice sbalordito dalla mole di messaggi di cordoglio fatti circolare via Twitter da celebrità di ogni genere, anche da coloro che dei defunti erano avversari politici. Fino a farne il famoso “santino”.

Crow, sindacalista, 52 anni, era il potente capo del sindacato dei trasporti britannici. Fino a pochi giorni dalla scomparsa il Sindaco di Londra Boris Johnson aveva continuato a rifiutargli un incontro per discutere dei tagli al personale della metropolitana londinese, e appena un mese fa si era prodotto in una campagna degna della più italica “macchina del fango” per delegittimarne la leadership. Dopo la morte però, Crow era diventato “un grande personaggio, frainteso da molti”.

Benn, grande personalità laburista, 89 anni, godeva dello status di “padre nobile” della sinistra inglese. La stessa sinistra che, scrive Harris, dopo aver “depurato” dei segni più distintivi della sua sensibilità socialista l’azione del partito, nei giorni successivi alla sua dipartita si è prodotta in iperboliche attestazioni di stima. Ecco Gordon Brown: “Era un’implacabile difensore della giustizia sociale”. Quel Gordon Brown del quale Benn diceva: “Non sarebbe in grado di dirigere nemmeno il negozietto all’angolo”.

In conclusione, Harris si domanda se un’informe e stereotipata accozzaglia di apprezzamenti insinceri e stantii cliché sia davvero il miglior tributo alla grandezza di personaggi controversi o se piuttosto non sia meglio non celare, nel ricordo dei defunti, anche i loro punti deboli, le fallacie, gli errori. Come accaduto per la Tatcher, lei sì grande anche nella morte, per aver costretto tutti a non nascondere l’ostilità per lei nemmeno nel momento del trapasso. Ma siamo sicuri che i social network, e specialmente twitter -che per l’autore oggi occupa “il cuore del rituale funebre”- consentano molto di più che la stanca ripetizione delle più trite formule di cordoglio? Nella voglia di tutti di partecipare alla grande corsa al lutto collettivo sui social netork -magari per accaparrarsi qualche “retweet”- rivediamo la figura delle prefiche, la signore pagate per piangere i morti con lacrime e apprezzamenti di convenienza…

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