“Beh, sei anti-cinese!” Lettera di Ilaria Maria Sala

Sul nostro numero 209 Ilaria Maria Sala ci parla della stretta messa in atto dal governo cinese contro giornalisti e media che non parlano bene della Cina.

Cari amici,
parlare della Cina presenta alcune difficoltà inusuali, rispetto al parlare di altri posti. Il controllo sull’informazione, la violenza della censura e della propaganda, fanno sì che tutto diventi uno schierarsi costante: come e cosa si scrive viene valutato in quanto presa di posizione a favore, o contro la Cina. Così come se una notizia, o un’impressione, non fossero altro che dei voti pro o contro, un “da che parte stai?” costante. Scrivi di scandali alimentari, di repressione dei diritti umani, di disastro ambientale, o di operai che prendono 150 euro al mese? Beh, sei “anti-cinese”, ovvio. Se poi scrivi di Tibet e Xinjiang, parlando di sofferenza umana e distruzione culturale, allora, sei chiaramente alla ricerca disperata solo di temi negativi tramite i quali denigrare il Paese.

Impossibile non interiorizzare questo giudizio costante, e così a volte ci si sofferma a pensare: come posso scrivere una storia “positiva”? Di cosa potrei parlare? In tutta onestà, non credo che succeda rispetto ad altri Paesi. Ma se questo assurdo riflesso non fosse già abbastanza, ecco che lo stesso governo cinese ormai si sente sempre più sicuro di sé nel controllare quello che della Cina può essere detto all’esterno. Così, nelle ultime settimane ci sono stati gli ennesimi giri di vite sui visti che vengono rilasciati ai corrispondenti esteri ­e già alcuni sono stati sbattuti fuori, senza nemmeno una spiegazione.

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http://unacitta.it/newsite/articolo.asp?id=907

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