Prestiti

Negli Stati Uniti sono in aumento i prestiti che avvengono fuori dal circuito delle banche. Ne ha parlato anche il “Wall Street Journal” che ha raccontato la storia di Khien Nguyen: aveva bisogno di 180.000 dollari per aprire il suo tredicesimo salone di manicure e pedicure a Philadelphia e non voleva rivolgersi a una banca. Il “rating” della sua attività era calato con la recessione e sapeva già come sarebbe andata a finire. Così si è rivolto a “Swift Capital”, uno di questi nuovi soggetti non bancari che, a un tasso semestrale del 14,9%, gli ha concesso quanto richiesto.
Certo, un tasso annuo del 30% non è per niente allettante e però il successo di questa formula si spiega con la rapidità con cui viene concessa la liquidità. Pare che lo scorso anno gli oltre venti “prestatori non-bancari” abbiano concesso circa tre miliardi di dollari, raddoppiando i prestiti concessi nel 2012.
Ad avvalersi di questi prestiti sono soprattutto gli imprenditori che hanno bisogno di cifre limitate, mediamente sui 50.000 dollari, e che ne hanno bisogno subito. Non possono cioè permettersi di aspettare che la banca impieghi settimane ad esaminare la loro situazione e il loro piano finanziario senza alcuna garanzia che la cosa vada a buon fine.
Questi prestatori non tradizionali stanno quindi riempiendo un vuoto. Ci sono anche piattaforme peer-to-peer che mettono insieme chi presta e chi prende in prestito. In generale questi prestatori di breve-termine strutturano i loro crediti in modo da rientrare nell’arco di mesi non di anni.
I tassi posso superare anche del 50% quelli offerti dalle banche, ma la legge sull’usura non si applica a questo tipo di transazioni.
Clienti tipici sono ristoranti, saloni di bellezza, rivenditori o medici che chiedono mediamente sui 35.000 dollari e che in banca non avrebbero chance. Lanciato nel 2007, OnDEck, con base a New York ha rilasciato oltre 20.000 prestiti per un totale di 825 milioni di dollari. I prestiti non vengono concessi con leggerezza: degli oltre 200 dipendenti la metà è formata in matematica, statistica, informatica ecc.
Non sono soldi a buon mercato, riconosce Glazer, Ceo di “Business Financial”, ma perché il rischio è alto (il 75% delle domande viene accolta) ed effettivamente perdono anche molti soldi. D’altra parte, se usassero i criteri delle banche -spiegano- metà dei loro clienti sarebbero tagliati fuori.
(The Wall Street Journal Europe)

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