Il successo delle scuole ebraiche inglesi

In Inghilterra è boom delle iscrizioni alle scuole ebraiche; nel 2011 si è registrato un +60%, che ha portato a raddoppiarne il numero rispetto a trent’anni prima. La novità è che tra i nuovi iscritti il “grosso” è composto da “non ebrei”, da gentili.

La scuola primaria ebraica King David School di Birmingham è stata tra le prime ad aprire ai gentili già negli anni Cinquanta. Ora tra i suoi studenti i musulmani sono la maggioranza. Al liceo King David di Liverpool, invece, la sproporzione è anche più alta: gli studenti ebrei sono solo il 15%.

“Ormai ci sono più posti nelle scuole ebraiche che studenti ebrei. Presto tutte dovranno accogliere anche alunni di altre religioni”. Così Spencer Lewis, preside del liceo King Solomon del sobborgo londinese di Redbridge, in un articolo apparso sul Jewish Chronicle un anno fa, parlava della situazione che coinvolge i tanti istituiti ebraici che, per riempire le classi, hanno preso ad ammettere anche studenti di altre confessioni.

Al King Solomon di Redbridge gli studenti gentili sono il 40%. Per il Preside Lewis “molti provengono da famiglie religiose. Ci scelgono perché condividiamo gli stessi valori, l’importanza della comunità, della carità e del duro lavoro”. Il King Solomon è ortodosso tradizionalista: tutti gli studenti indossano la Kippah, celebrano le festività religiose e imparano l’ebraico. Il fenomeno ha la coda lunga: già in un articolo del 2007, sull’Independent si leggeva che pur di mandare i figli alla King David di Birmingham, i genitori di fede islamica arrivavano anche a trasferirsi in un altro quartiere. Apprezzano l’atmosfera della scuola, le libertà religiose e, non meno importante, la mensa kosher e halal. Uno di questi genitori, Nahid Shafiq -mamma di Zainah, 4 anni, e Hamza, di nove- racconta: “Ci hanno attirato gli alti valori morali della scuola, gli stessi che volevamo impartire noi”. Nahid non ha problemi col fatto che i suoi figli frequentano una scuola ebraica: “Perché dovremmo? Le similitudini tra le nostre religioni e le nostre culture sono ben maggiori e più importanti delle differenze”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *