Uno scriba in ospedale

Senza clamore e anche senza una vera pianificazione, nelle cliniche e nei pronto soccorso americani è entrata in scena una “nuova” figura professionale, quella dello scriba. L’introduzione delle cartelle cliniche elettroniche, in uso ormai nel 70% delle strutture, costringe i medici a registrare quasi in tempo reale tutto quello che fanno. Per molti sanitari questo si sta rivelando un incubo. Jennifer Sewing, medico di base a St. Louis, era costretta a trascorrere tutte le sere ad aggiornare cartelle. Lo scriba le ha cambiato la vita. La dottoressa Marian Bednar, del Texas Health Presbyterian Hospital, dice che grazie alla sua “scriba” Amanda Nieto, 27 anni, ha potuto tornare a dedicarsi interamente ai pazienti. Recenti ricerche segnalano come quest’obbligo di prendere costantemente appunti, attività svolta a scapito del rapporto col paziente, sia all’origine di una crescente insoddisfazione tra i medici. Anche sul versante della cura, trasformare un medico in un segretario non va certo a vantaggio della salute.
Ecco allora la soluzione: assumere degli scribi. Ne parla Katie Hafner sul New York Times.
Michael Murphy, a capo di ScribeAmerica, un’azienda della Florida che fornisce scribi in giro per il Paese stima che ce ne siano attualmente diecimila, con una domanda in costante aumento. L’addestramento di uno scriba dura dalle due alle tre settimane.
Il vantaggio è triplice: il paziente torna ad avere l’attenzione del medico; lo scriba dà un contributo importante e intanto impara molto; il medico ritrova la soddisfazione di fare il mestiere per cui ha studiato.
Resta un problema di privacy, ma pare che solo una minoranza di pazienti sia disturbata da questa presenza. C’è anche un problema di costi, ma assumere uno scriba permette ai medici di vedere fino a quattro pazienti in più al giorno.

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