La grande indifferenza

Sul Guardian del 14 gennaio Lizzy Davies ha raccontato la storia di Abubakar Mukhtar, somalo, in Italia dal 2008. Otto mesi di viaggio attraverso il Sudan e la Libia, l’arrivo a Lampedusa, le disinfezioni che ora conosciamo tutti, le notti senza materasso. Non voleva assolutamente restare in Italia, ma per non vivere da clandestino, fu costretto a fare richiesta qui. La beffa: ricevere l’agognata protezione sussidiaria solo per scoprire che significa potersene andare dal centro per richiedenti asilo e nulla più. Hai i documenti, ma non un euro in tasca, così mangi alla Caritas e dormi in spazi occupati. Unica consolazione: “Sempre meglio che in Somalia”.  Il sogno era andarsene, di nuovo, verso la Svezia o la Germania; però, se l’avessero beccato, sarebbe stato rispedito in Africa. Allora “tanto valeva sacrificarmi e stare a Roma”.

La fortuna, poi, ne ha fatto l’assegnatario di un’abitazione popolare. Ha trovato un lavoro e si è iscritto a Relazioni Internazionali, a Roma 3. Ora parla la lingua, ha amici italiani, una casa e un lavoro migliori; è compagnone, apprezza il mite clima romano e l’apertura delle persone. A incidere negativamente non è il razzismo, bensì la grande indifferenza della gente, la mancanza di compassione e comprensione.

Abubakar spera ancora di andarsene dall’Italia. È da quando è arrivato che qui non vede il proprio futuro: “Troppa precarietà. Non potrò mai sposarmi e farmi una famiglia”.

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