La Cina e i maiali

La Smithfield Foods è la più grande industria di produzione e lavorazione di carne di maiale al mondo: ogni anno alleva 16 milioni di capi e ne macella 27. Da settembre non è più americana: è stata acquistata dalla Shuanghui International Holdings con un’operazione da 4,7 miliardi di dollari, un record nella storia dello shopping cinese negli Usa. Il 10 dicembre, nella rubrica del Guardian “Sustainable Business”, Heather Duncan si chiede se c’è da star tranquilli.

Già nel 1997, quando ancora la proprietà era americana, il colosso dell’industria suina era stato riconosciuto colpevole in Virginia di 7.000 violazioni della legge contro l’inquinamento delle acque; se la cavò con una multa-record da 12.6 milioni di dollari. In seguito, la Smithfield ha fatto molto per allinearsi agli standard più alti in materia di tutela ambientale, ottenendo riconoscimenti e portando tutte le fattorie controllate a certificazioni ISO 14001 (specifiche per la qualità ambientale).

Come ci è riuscita?

Scegliendo come “direttore della sostenibilità” Dennis Treacy, il cui precedente incarico era alla direzione del Dipartimento per la Qualità Ambientale della Virginia. Proprio l’ufficio che aveva riscontrato le violazioni della Smithfield! In merito al passaggio di proprietà e ai timori in fatto di salvaguardia degli standard igienico-sanitari, Treacy ha commentato:Sicuramente saranno loro a dover imparare qualcosa da noi”.

Già, che tipo di azienda è la Shuanghui?

Prima dell’acquisizione l’azienda macellava 15 milioni di maiali l’anno e il suo boss, Wan Long soprannominato “Macellaio n°1 di Cina” è membro dell’Assemblea Nazionale del popolo cinese (fonte: Il Sole 24 ore). Ma soprattutto, è l’azienda che nel 2011 è finita sulle prime pagine di tutto il mondo per esser stata riconosciuta responsabile di aver inserito additivi cancerogeni al mangime dei suini. Nessuna multa milionaria, per loro: solo pubbliche scuse.

A detta di Treacy, non ci saranno problemi. I cinesi (che nel 2012 hanno consumato 50 milioni di tonnellate di maiale, la metà della produzione mondiale) non vogliono trasferire la produzione dagli Usa, né modificare alcuna politica aziendale, ma importare in Cina carne americana ad alta qualità: altro punto che ha fatto storcere il naso agli scettici. Larry Baldwin, dell’organizzazione ambientalista Waterkeeper Alliance, ha commentato:Esporteremo più prodotto, ma sapete cosa ci lasceranno, del maiale? Gli escrementi”. Il che potrebbe rimettere la Smithfield sotto i riflettori di chi non si è convinto della “svolta verde” degli ultimi anni.

Non è l’unica notizia del mese che riguarda maiali, Cina e importazioni. Sulla rivista online Usa “Slate” il 4 dicembre Joshua Keating parla dell’ultimo viaggio di David Cameron in Cina: il premier inglese si è accordato per vendere seme suino “britannico” per un valore di 53 milioni di euro l’anno. Sì, perché i maiali britannici sono tra i migliori al mondo: crescono più in fretta, mangiano meno e, cosa fondamentale, si riproducono molto più velocemente dei loro simili cinesi.

Con quest’ultimo affare, Cameron porta a casa un accordo soddisfacente per gli allevatori britannici, cui prima dell’accordo era vietato esportate il prezioso seme suino in Cina; d’altro canto, Pechino consolida ancora di più la sua posizione di dominio del mercato suino mondiale.

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