Al bando il foie gras!

Da un “appunto del mese” del maggio 2006, n. 138 di Una città

Poco prima di morire Alexandre Dumas aveva firmato una petizione in difesa delle oche di Strasburgo, per denunciare la barbarie e l’accanimento degli allevatori, i quali, per fare ingrossare il fegato dei palmipedi, ne inchiodavano le zampe e li accecavano in modo da tenerli il più immobili possibile.

Un mercoledì sera di un secolo e mezzo dopo Richard Daley, sindaco di Chicago, non era particolarmente felice, all’uscita del consiglio comunale: “Abbiamo bambini uccisi da capibande, trafficanti di droga. Abbiamo problemi gravissimi in questa città e ci dobbiamo occupare del foie gras!”. Chicago è stata la prima città americana a mettere fuorilegge il foie gras. Passato con 48 voti contro uno, il regolamento entrerà in vigore entro tre mesi e renderà ristoranti e supermercati passibili di un’ammenda di 500 dollari. Il promotore, Joe Moore, consigliere comunale, ha fatto appello alla cittadinanza affinché denunci le violazioni: “Facciamo del nostro meglio per scoraggiare pratiche barbare. Meno ristoranti serviranno questo prodotto della tortura animale, meno animali saranno vittime di una crudeltà indescrivibile”. Per Gene Bauston, presidente e fondatore di Farm Sanctuary, gruppo animalista, “Chicago ha compiuto un gesto storico che avrà delle conseguenze in tutti i paesi” (da Le monde, 29 aprile 2006).
Il foie gras, il fegato grasso, a cui il Parlamento francese ha attribuito l’etichetta di “patrimonio culturale e gastronomico”, non è altro che il fegato malato delle oche e delle anatre, contenente un’eccessiva quantità di grassi. Steatosi epatica è il termine che definisce questa malattia. Il foie gras viene ottenuto sovralimentando oche e anatre, attraverso la tecnica del gavage, che consiste nell’ingozzamento con circa 500 gr di mais cotto e salato fino a 8 volte al giorno, per un periodo che va dalle quattro alle otto settimane (come se una persona del peso di 80 Kg fosse costretta a mangiare 20 Kg di spaghetti al giorno). Per ingozzare questi animali si utilizza un tubo metallico lungo circa 28 cm che viene infilato nella gola delle oche: una pratica che provoca lesioni del gozzo, con conseguente rischio di infezioni e soffocamento.
A sette anni di distanza, cosa si è mosso sul fronte foie gras?
A Chicago, dopo il 2006, molti cuochi non si sono allineati al divieto, e hanno portato avanti una campagna di “disobbedienza civile” (alcuni, addirittura, hanno aggirato il divieto regalando, e non vendendo, il foie gras); il Comune, da par suo, ha scelto di non sanzionare le violazioni della legge ma solo di invitare i trasgressori a rispettarla inviando delle lettere. Risultato, nel 2008 il bando è stato eliminato.
Ma l’anno scorso è stata la volta della California, che ha vietato sia produzione che vendita: ora le lobby animaliste puntano a ottenere un bando per il foie gras anche nello Stato di New York.
In Europa la produzione (ma non la vendita) di foie gras è proibita in tutti i Paesi (29) che hanno ratificato il Congresso Europeo per la Protezione degli Animali negli Allevamenti… eccetto “dove essa è pratica comune”. In Israele se ne discute in questi giorni.

Poi ci sono i privati: in Italia, la Coop ha deciso di non vendere più foie gras ormai dal 2012; in Inghilterra, a seguito delle pressioni degli animalisti, Amazon ha comunicato che non permetterà più la vendita online del prodotto in Inghilterra.

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