La depressione del top manager

In un articolo apparso il 14 novembre sul Financial Times, Lord Dennis Stevenson -già a capo della banca HBOS- raccoglie alcune storie di esaurimento nervoso e suicidi tra top manager e parla anche della propria personale esperienza di esaurimento che nel 1990 l’ha portato ad aderire a un programma per la salute pubblica promosso dal Governo inglese. Oggi è impegnato nella raccolta fondi per la ricerca e la sensibilizzazione a rimuovere lo stigma sul disagio mentale, che porta chi ne soffre a sottovalutare i rischi.

António Horta-Osório, amministratore delegato del gruppo Lloyds, si è ricoverato nel 2011 in una clinica dopo che per cinque giorni consecutivi non era riuscito a dormire. Dopo alcuni mesi di trattamenti, è rientrato al suo posto nel 2012.

Sir Hector Sants si è licenziato lo scorso 13 novembre dai vertici della Barclays. Da settimane era in congedo per “esaurimento e stress”. È solo l’ultimo di una serie di casi di esaurimento che stanno coinvolgendo i massimi livelli del mondo finanziario europeo e che si sono talvolta spinti fino a tragiche conseguenze.

Ricorderete la storia di Carsten Schloter, direttore generale di Swisscom e presidente di Fastweb, suicidatosi lo scorso luglio, e quella di Pierre Wauthier, direttore finanziario del colosso delle assicurazioni Zurich, trovato morto il 27 agosto con accanto un biglietto in cui accusava del suo gesto il Presidente del gruppo -che poi si è dimesso.

In un articolo apparso il 14 novembre sul Financial Times, Lord Dennis Stevenson -già a capo della banca HBOS- raccoglie queste storie e parla anche della propria personale esperienza di esaurimento, che nel 1990 l’ha portato ad aderire a un programma per la salute pubblica promosso dal Governo inglese.

Lord Stevenson, che aveva scoperto di soffrire di “depressione endogena”, oggi si è fatto promotore di una proposta di legge per eliminare la discriminazione verso le persone che soffrono di problemi di salute mentale. Per Stevenson, il suicidio ha assunto la dimensione di “crisi globale sanitaria” e si pone ai primi posti nelle cause di morte tra le persone nella fascia d’età 15-44.

Spesso, nel mondo del business -continua l’autore dell’articolo- chi soffre di problemi mentali non “si dichiara”, perché teme di compromettere la propria carriera. Certo, eliminare lo stigma sociale connesso al disagio mentale è importante, ma per Stevenson bisogna anche far progredire le cure e i trattamenti, che al momento non funzionano per tutti: nel 2010 ha fondato un ente benefico, la “MQ transforming health”, che raccoglie fondi per la ricerca sulle malattie mentali.

L’articolo si chiude con un appello a tutte le persone “in posizione di autorità” nel mondo degli affari -e in generale nei posti di lavoro- perché contribuiscano a far passare il messaggio per cui la malattia mentale non è qualcosa di cui vergognarsi, e che proprio il mondo del business può far sì che suicidi come quelli di Schloter e Wauthier non si ripetano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *