La Bosnia e gli altri

Dopo più di vent’anni dall’ultimo censimento, tenutosi nel 1991, dal 1° al 15 ottobre si è tenuto il censimento in Bosnia Erzegovina. Di mezzo c’è stata la guerra e molte cose sono cambiate: non solo gli uccisi, ma anche gli sfollati interni, gli espatriati, chi tiene la residenza da una parte e prova timidamente a spostarsi in un’altra perché la sua casa ora è in un altro paese. Il timore, come spiega il sindaco di Srebrenica, Durakovic, è che i risultati vengano strumentalizzati.
Se venisse fuori che Srebrenica, che prima della guerra era abitata per il 76% da bosniaci musulmani, oggi ha una maggioranza serba, il messaggio potrebbe essere che uno può permettersi di falcidiare un gruppo etnico con le armi e poi fare il suo bel censimento…
Già nel corso della raccolta delle informazioni ci sono stati degli incidenti. Entrambi i gruppi si accusano di avere la residenza a Srebrenica, ma di vivere altrove, chi nella Federazione, chi nella vicina Serbia.
Per Tahsin Hadziarapovic, rientrato a dieci anni dalla guerra e gestore di un piccolo caffé, il censimento arriva troppo presto. Troppo presto? Sono anni che Bruxelles fa pressioni perché venga compiuto anche questo passaggio in vista dei negoziati per la futura adesione alla Ue. Purtroppo il sistema disegnato da Dayton ha reso il paese ingovernabile: tutti i posti di potere vanno tripartiti con l’esito di un paese dove regnano clientelismo e corruzione.
Il rischio di strumentalizzare i risultati è reale. Già oggi la cartina della Bosnia è a macchia di leopardo, con minoranze sparse su tutto il territorio. Il pericolo è di ratificare la pulizia etnica in un paese che ha avuto 100.000 morti e due milioni di sfollati (di cui solo un terzo è rientrato a casa).
I risultati del censimento dovranno essere resi pubblici entro tre-quattro mesi. L’obbligo di indicare appartenenza, religione e lingua ha spinto molti, specie tra i giovani, ma anche tra i nostalgici della Yugoslavia, a ribellarsi. C’è chi ha scritto di essere musulmana, ma di appartenere alla religione “jedi”; chi si è intestardito a dire che la sua lingua è il “serbo-croato”, casella inesistente. Chi non rientra nelle tre categorie omogenee previste finisce in quota agli “altri”. Forse il dato più interessante sarà proprio conoscere il numero di bosniaci che si sente “altro”.
(Le Monde)

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