Serve ancora saper scrivere in corsivo?

Le storie sulla fatica di imparare a scrivere in bella calligrafia sono talmente tante che uno dei recenti programmi americani si chiama “Handwriting Without Tears” (scrivere a mano senza lacrime). La stessa autrice dell’articolo che si interroga sul senso di continuare  a imparare a scrivere, Karin Klein, ha i suoi (brutti) ricordi di una lettera H maiuscola fatta per ore e ore e di come la madre, che aveva una bellissima calligrafia, ma anche una visione libera della vita, le dicesse di non preoccuparsi troppo che arrivata alle superiori nessuno se ne sarebbe interessato.

Oggi la domanda è diventata se ha senso che i bambini continuino a imparare a scrivere in corsivo. Alcuni Stati stanno dismettendo questo insegnamento, scelta che sta mettendo in allarme insegnanti e genitori. Ma la Klein fa notare che non dovrebbero allarmarsi troppo. Se infatti facciamo mente locale, ci accorgeremo che ormai ragazzi e giovani adulti scrivono in corsivo solo quando firmano. Prendono anche appunti sul computer. Molti bambini abbandonano il corsivo dopo le elementari per non riprenderlo più. La questione è tornata di pubblico dominio non solo in riferimento ai nuovi curriculum, ma anche dopo che un giovane testimone al processo Trayvon Martin ha ammesso di non essere in grado né di leggere né di scrivere il corsivo. Considerando quante persone ancora oggi usano questa forma di comunicazone forse questo è troppo, ma, si chiede la giornalista, perché non prendere in considerazione di imparare solo a leggere (e non anche a scrivere) in corsivo? Siamo sicuri che il tempo necessario per imparare a scrivere in corsivo nell’epoca delle tastiere non possa essere impiegato meglio?

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