Ricordare Auschwitz

L’interesse per la Shoah sta crescendo in tutto il mondo. Aumentano luoghi e organizzazioni deputati al suo ricordo e in occidente ormai tutti i ragazzini devono studiare lo sterminio degli ebrei a scuola. Dei 16.000 libri sulla Shoah elencati Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, più di due terzi sono stati pubblicati negli ultimi due decenni.

All’indomani della fine della seconda guerra mondiale a lungo non se n’è parlato affatto, neanche in Israele. Poi sono arrivati i libri, i film…
Nel corso del tempo la rappresentazione del massacro però è cambiata. Se all’inizio si voleva ricordare soprattutto l’eroismo del ghetto di Varsavia, oggi si punta maggiormente sul vittimismo. Le scuole insegnano che “abbiamo bisogno di un forte esercito, perché il mondo ci odia”, spiega Dan Porat, un professore di Gerusalemme.
Anche i luoghi del ricordo possono essere molto diversi. Yad Vashem rappresenta gli ebrei come “estranei” in Europa che trovano riscatto in Israele. Nei musei ebraici europei gli ebrei invece sono presenti quale parte intrinseca del patrimonio e della cultura europea. Il professor Porat spiega di esserne rimasto scioccato: “Non avevo mai pensato agli ebrei come polacchi”.
In altri continenti, come l’America Latina, l’Africa, ma anche l’Asia, Auschwitz viene usato per paragonarlo ad altri eventi. Talvolta strumentalmente.
Entro la fine dell’anno, in Cina, ci sarà  la prima conferenza internazionale su questo tema. Si terrà a Harbin, città nord-orientale che una volta ospitava una ricca comunità ebraica. In realtà però lo stimolo è il parallelismo che si può trarre, a torto o a ragione, tra l’Olocausto e le atrocità di guerra giapponesi. L’esercito imperiale giapponese usò la popolazione per fare degli esperimenti sugli esseri umani; morirono circa 400.000 persone.
In alcuni luoghi l’Olocausto arriva a mettere in ombra la storia del proprio paese. In un testo scolastico indiano si legge: “Immagina di essere un Ebreo  o un polacco nella Germania nazista. Siamo nel settembre del 1941 e vi è stato chiesto di indossare la stella di David”. Il titolo del libro è “L’India e il mondo contemporaneo”. L’anno scorso, 46.500 sudcoreani hanno visitato Auschwitz.
L’unica eccezione geografica al crescente interesse globale per la Shoah è il mondo musulmano. ma anche lì qualcosa si sta muovendo. Il Marocco potrebbe diventare il primo paese arabo a inserire la Shoah nel suo piano di studi.
Il diffondersi dell’attenzione non è però senza effetti collaterali. Ormai l’Olocausto è diventato un artificio retorico per indicare il male, soprattutto in America. Perfino in Israele si può scherzarci su. Una barzelletta popolare tra gli studenti israeliani chiede: perché Hitler si è suicidato? (Risposta: ha visto la bolletta del gas.). Nelle scuole inglesi si usa l’Olocausto per parlare del bullismo. Forse la più grande minaccia per il ricordo degli ebrei uccisi dai nazisti, conclude l’autore dell’articolo, è la banalizzazione. Il dibattito è aperto.
(economist.com)

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