Orfani

“Anche in una giornata di sole Sarata Noua è un luogo tetro. Dal 1969 fino alla sua chiusura nel 2012 questo orfanotrofio nelle campagne della Moldavia ha ospitato anche 152 bambini alla volta. Le condizioni non erano proprio da albergo: fino a dieci ragazzini per stanza e una doccia settimanale in un unico bagno buio”. Racconta l’Economist che sono circa due milioni i bambini ancora in orfanotrofi come questo. Forse di più. Se in Moldavia e i paesi limitrofi queste istituzioni sono un retaggio dell’era sovietica, quando era lo stato a farsi carico dei bambini con handicap; in India gli orfanotrofi ospitano soprattutto figlie femmine; in Cina ci sono 800 enti statali ospitano bambini abbandonati o disabili; in Africa gli orfanotrofi ospitano i bambini rimasti senza genitori per colpa di guerre, genocidi o dell’Aids.

C’è però una buona notizia: pare l’orfanotrofio non sia più di moda.

In Romania, un tempo nota per i suoi orfanotrofi, il numero di bambini che vivono in istituti è sceso da più di 32.000 nel 2004 a circa 9.000 l’anno scorso. In Ruanda il numero degli orfanotrofi è sceso da oltre 400 cinque anni fa a soli 33 nel 2012 e il governo ha promesso di chiuderli tutti entro il 2014. La Georgia aveva 41 istituti dieci anni fa, ora ne ha tre. In India si sta discutendo del problema…

I motivi per chiudere queste istituzioni non mancano: è scientificamente provato che i bambini degli orfanotrofi hanno deficit importanti nello sviluppo; inoltre molti dei bambini ospitati spesso avrebbero dei parenti; oltre al fatto che sono luoghi estremamente costosi.
Gli studi della Banca Mondiale e di Save the Children rivelano che in queste istituzioni un bambino costa tra le sei e le dieci volte di più di quanto costerebbe se cresciuto all’interno di una famiglia.

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