I daytoniani

C’era una volta un paese fatto di due entità, dieci cantoni, un distretto e qualche centinaio di ministri (di entità, cantonali, di distretto e statali), i cosiddetti “daytoniani”.
Così comincia un articolo di Roger Cohen uscito sull’“International Herald Tribune”
Se è innegabile che gli accordi di Dayton (Ohio) sottoscritti nel 1995 hanno posto fine alla guerra in Bosnia, è altrettanto vero che hanno creato un sistema ingestibile. Basterebbe dire che questo piccolo paese che conta complessivamente quattro milioni di abitanti ad oggi, tra i vari livelli, ha 14 ministri dell’istruzione.
I daytoniani si presentano in varie forme: ci sono i bosniaci musulmani (bosniacchi), i serbi e i croati. Non vanno d’accordo quasi su nulla se non sulla loro autoperpetuazione.
I bosniaci, stanchi di disoccupazione, corruzione, settarismo, ormai da anni “votano con i piedi”. Cioè se ne vanno: in Germania, negli Stati Uniti, ecc. Nessuno sa quanti di loro siano ancora nel paese. La demografia qui è dinamite. Intanto i giovani sono sempre più impazienti. Vorrebbero poter essere semplicemente bosniaci (e non bosniacchi, serbi o croati).

A Sarajevo, la capitale di “Daytonland”, come la definisce amaramente Cohen, nel 2001 un fanatico ha aperto il fuoco contro l’ambasciata americana. Pare ci siano voluti 40 minuti prima che l’attentatore fosse fermato: bisognava prima capire se dovevano intervenire le forze di sicurezza dello Stato o quelle dell’entità.
(iht.com)

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