“Gli ebrei non possono usare il telefono”

“Gli ebrei sono banditi dai cori”, “gli ebrei non possono uscire dopo le otto di sera”, “gli ebrei possono acquistare il pane solo dalle quattro alle cinque del pomeriggio”, “gli ebrei non possono avere animali domestici”, eccetera eccetera. Sono passati 20 anni da quando Renata Stih e Frieder Schnock, artisti berlinesi, inaugurarono il loro progetto per ricordare la Shoah, forse il memoriale più “disturbante”, come ricorda Ian Johnson sulla “New York Review of Books”. L’opera è nel quartiere Bavarese, a Berlino Ovest. Si tratta di 80 cartelli che riportano altrettante ordinanze e leggi nazionalsocialiste che discriminavano i cittadini ebrei.

Da allora i musei e i memoriali si sono moltiplicati, a partire dal museo ebraico di Daniel Libeskind, ma quei segnali appesi ai lampioni, integrati nella quotidianità di un quartiere residenziale rimangono a loro modo sconvolgenti.
Non a caso nei primi anni Novanta, durante l’installazione, qualcuno chiamò la polizia denunciando atti antisemiti; 17 cartelli vennero tolti e due operai arrestati.
Nell’intervista pubblicata sulla rivista i due artisti spiegano di aver voluto evitare qualsiasi stereotipo, quindi non compaiono stelle di David. Gli autori hanno inoltre intenzionalmente scelto l’uso del tempo presente. Infine in ogni cartello c’è la parola “ebreo” oppure “gli ebrei e i polacchi”, come nel segnale che dice che gli ebrei e i polacchi non possono comprare dolci, posto giusto di fronte a una Pasticceria. Vicino alla metropolitana c’è invece il cartello che ricorda che gli ebrei non possono usarla.

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