Assicurazione o libertà?

La domanda è: quanti americani si vedranno negate le cure essenziali in nome della libertà? A porsela è Paul Krugman in un pezzo comparso sull’“International Herald Tribune”.
Per entrare nel merito la questione è quanti governatori repubblicani rifiuteranno l’espansione di Medicaid (il programma sanitario che provvede a fornire aiuti alle persone a basso reddito), che è parte centrale della riforma sanitaria di Obama.
Ora, prosegue Krugman, si sa che i repubblicani si oppongono a qualsiasi programma di aiuto ai meno fortunati. Il problema è che attaccare i beneficiari degli aiuti pubblici come dei “lavativi che non se lo meritano”, se andava bene ai tempi di Reagan, oggi rischia di essere controproducente. Ora che l’esperienza di perdere l’assicurazione è diventata purtroppo comune, sempre più gente è favorevole a Medicaid.
A questo punto a poco valgono i discorsi sul fatto che assicurarsi è come perdere la libertà, addirittura una forma di schiavitù. In realtà, conclude Krugman, poche affermazioni sono state smentite dalla storia come l’idea che l’assicurazione sociale mini una società libera: “Sono passati 70 anni da quando Friedrich Hayek predisse (o così interpretarono i suoi estimatori) che il welfare inglese avrebbe fatto scivolare la nazione verso lo stalinismo; 46 anni sono passati da quando è entrato in vigore Medicare, il programma statunitense per gli over 65; per quel che ne sappiamo direi che la libertà non è venuta meno in nessuna delle due sponde dell’Atlantico”.

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