Il dottor Watson

Due anni fa l’Ibm ha suscitato grande curiosità quando il suo programma “Watson” ha battuto i due campioni di “Jeopardy!”, popolare programma americano di quiz di cultura generale. Già nel 1997, “Deep Blue”, un’altra creazione Ibm, aveva sconfitto Garry Kasparov. Con i quiz però la cosa è un po’ diversa perché si tratta di cogliere il senso di domande il cui senso non è sempre così facile da intuire e poi una delle prove di “Jeopardy!” è di fornire la domanda a una risposta.
Ovviamente l’Ibm non è interessata a creare computer che vincano dei quiz, ma a ben altro.
Con il Memorial Sloan-Kettering Cancer Centre, istituto di ricerca per la cura del cancro, e il Wellpoint, compagnia di assicurazioni sanitarie, l’Ibm testerà presto questo sistema con gli oncologi in due cliniche.
Pare il dottor Watson sia in grado di estrarre il “senso” da una sterminata quantità di quelli che gli scienziati chiamano dati non strutturati. Il programma è stato alimentato, tra l’altro, con dizionari, archivi di giornali e l’intera Wikipedia. Da questi dati, Watson è riuscito a individuare relazioni tra concetti e perfino a capire le metafore. La speranza è che sia utile ai medici per gestire una ricerca medica i cui volumi sono ormai ingestibili. Per fare quello che fa Watson, un medico normale dovrebbe dedicare 160 ore alla settimana alla sola lettura.
L’idea è che il dottor Watson metta a confronto ciò che dice il paziente con la letteratura medica e le linee guide, arrivando perfino a consigliare un percorso clinico.
La cosa interessante è che il medico, prima di valutare l’opportunità di seguire le indicazioni di Watson, può chiedergli di mostrare come è arrivato a quelle conclusioni, ripercorrendo i vari passaggi.
L’obiettivo dell’aggiornamento sembra una buona cosa e può essere  esteso anche ad altri campi, come quello legale. Ciò che desta qualche preoccupazione è l’idea che sia un computer a decidere se quel trattamento sia adeguato e quindi coperto dall’assicurazione. Come resta da capire il rapporto tra il medico e questa sua protesi, specie qualora le loro idee non convergano.
(economist.com)

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