Il fine lontano

Vedendo le immagini dei vecchi brigatisti che al funerale di Prospero Gallinari gridavano che le loro idee non moriranno mai, è tornato in mente un brano della prefazione di Isaiah Berlin al libro di Aleksandr Herzen, Dall’altra sponda: “Herzen attaccava con particolare violenza coloro che fanno appello a princìpi generali per giustificare feroci crudeltà, che oggi legittimano il massacro di migliaia di persone alla luce della promessa che, in un nebuloso domani, assicurerà a milioni la felicità, perdonando miserie e ingiustizie inaudite nel nome di una felicità travolgente ma remota. Per Herzen questo atteggiamento non è altro che una perniciosa illusione, e forse un deliberato inganno; perché il fine lontano non sarà forse mai raggiunto, mentre i tormenti, le sofferenze e i crimini del presente sono anche troppo reali; e poiché sappiamo così poco del futuro, e non abbiamo modo di predirlo con certezza, affermare l’opposto e cercare di scusare gli effetti dei nostri atti brutali con promesse tanto fallaci, è follia o frode. Non siamo in grado di dire se la moltitudine conseguirà mai la sorte beata che le abbiamo con tanta sicurezza garantito; sappiamo però per certo che oggi migliaia di uomini periranno inascoltati. Un fine lontano per Herzen non è un fine, bensì una mostruosa illusione – un fine deve essere a portata di mano, ‘il salario dell’operaio o il piacere del lavoro compiuto’”.

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