Segregazione?

A dividerli c’è una porta rosa. Da una parte la classe con i 21 ragazzini considerati particolarmente “dotati” in base al “Gifted and Talented program” adottato dalle scuole pubbliche di New York, impegnati in un sorta di percorso “accelerato”. Dall’altra, tutti gli altri studenti, una buona parte dei quali coinvolti in azioni di sostegno. I 21 ragazzini sono quasi tutti bianchi; gli altri quasi tutti “colorati”. Ecco come si presenta la Public School 163 nell’Upper West Side. Sì, una scuola pubblica.
Al Baker, giornalista del “New York Times”, ha dedicato un lungo articolo a questa scuola e a questo metodo. Carolyn M. Weinberg, insegnante, l’ha preceduto: “So cosa sembra”.
La scuola ospita 652 studenti, 63% neri e ispanici, 27% bianchi, 6% asiatici, la demografia titpica delle scuole di New York. Nelle classi dei “dotati” il 47% è bianco, il 15% è asiatico e il 32% bianco o ispanico. Nelle altre classi solo il 18% è bianco.
Il colpo d’occhio conferma i dubbi dei critici del “Gifted and Talented program”, che parte dall’asilo. L’impressione è che quest’approccio non faccia che cristallizzare le disparità esistenti. Nel South Bronx guarda caso non è previsto alcun programma accelerato, non c’erano gli studenti sufficienti a fare una classe.
L’idea delle classi “talentuose” è stata voluta sicuramente per trattenere i figli della classe media nella scuola pubblica. Chi la difende però fa notare che questo programma è una grande opportunità anche per i bambini dotati delle famiglie ispaniche o afro-americane. Infatti, rispetto alle scuole private, qui la quota di ragazzini non bianchi è notevole.
Il problema però resta. I genitori dei ragazzini ispanici mandano i figli alla 163 perché viene prestata particolare attenzione a chi si trova in una situazione di quasi bilinguismo; gli afroamericani mandano i figli lì perchè è la scuola del quartiere, è vicino a casa. Molti di questi genitori sono convinti che i bianchi mandino i figli solo per quel programma, tant’è che nelle altre classi ce ne sono pochissimi.
Un genitore con il figlio nella classe dei dotati ha provato a dare una spiegazione della sua scelta. Per lui il punto è: con quanta diversità ti senti a tuo agio. Lui non avrebbe mai mandato il figlio in una classe di soli neri. Questo gli è parso un buon compromesso.
Sandra M. Echols, una donna di colore di 46 anni, madre single, ha mandato tutti e tre i suoi figli alle classi per i ragazzini dotati. Sua figlia per qualche anno è stata l’unica nera in classe. Ricorda ancora il giorno in cui si presentò per l’iscrizione alle classi accelerate, l’avevano presa per la governante. Per lei, ma soprattutto per i suoi figli, quella scuola è stata una grande fortuna.

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