Un massacro dimenticato

Lo scorso settembre sono passati trent’anni dai giorni in cui a Sabra e Chatila, nel settembre del 1982, vennero uccisi tra i 2000 e i 3000 palestinesi. Le stime restano incerte: 700 per le autorità israeliane, 328 per quelle libanesi, 1000 per la Croce Rossa, 2750 per la Commissione Mc Bride e 3000 per il giornalista Ammon Kapeliouk, autore dell’inchiesta più importante, Shabra e Chatila. Inchiesta su un massacro (Crt, 2002; ed. orig. uscita in Francia per Edition du Seul nel 1982).

Le Monde l’ha ricordato riprendendo un articolo di Seth Anziska uscito il giorno prima sul New York Times con il titolo “Un massacro evitabile”. Il 16 settembre del 1982 l’esercito israeliano di fatto affidò alla milizia libanese legata al partito della Falange cristiano-maronita, il compito di “ripulire” i campi profughi di Sabra e Chatila dai “terroristi”. Seguirono tre giorni di stupri e uccisioni di civili mentre gli israeliani sparavano bengala per illuminare il campo di battaglia.

Mentre il ruolo del governo israeliano è stato ormai chiarito, restano meno chiare le responsabilità americane. Seth Anziska, ricercatore alla Columbia, quest’estate è andato negli archivi di Stato d’Israele, dove ha potuto leggere alcuni documenti a cui solo recentemente è stato tolto il segreto di Stato. Il 16 settembre, il giorno prima del massacro, l’esercito israeliano, violando la tregua concordata con gli americani, aveva occupato Beirut. Alla richiesta del sottosegretario americano di retrocedere, Sharon, davanti all’allora ambasciatore Usa Samuel Lewis, aveva motivato l’azione con la presenza appunto di “da 2000 a 3000” terroristi. L’inviato per il Medio Oriente, Morris Draper, era consapevole della non veridicità dell’affermazione perché aveva personalmente supervisionato l’evacuazione di Arafat e dell’Olp da Beirut, tuttavia dalla trascrizione dell’incontro emerge come dopo una serrata discussione con Sharon, Draper cedette, legittimando di fatto l’alibi di Sharon.

Qualche anno prima della morte (avvenuta nel 2005) in un’intervista, Draper ricordava come avesse cercato di fermare Sharon: “Dovresti vergognarti… Stanno uccidendo dei bambini. Hai il campo totalmente sotto il tuo controllo e pertanto sei responsabile…”. Ma ormai era tardi.

L’ambasciatore Lewis, interpellato da Seth Anziska, ha dichiarato che il massacro era inevitabile “a meno che Reagan non avesse alzato il telefono e chiamato Begin…”, ma poi ha aggiunto che comunque: “Sharon avrebbe trovato un’altra via”.

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