La clinica delle infermiere

Il Family Health Clinic of Carroll County, a Delphi, Indianapolis, assieme alla clinica gemella di Monon provvede alla salute di 10.000 persone l’anno, perlopiù contadini e dipendenti della locale azienda di macellazione di maiali. Metà sono ispanici, ma ci sono anche molti membri della Fratellanza dei battisti tedeschi. La maggior parte dei pazienti non sono assicurati e pagano secondo il loro reddito (l’importo minimo per un appuntamento è di 20 dollari); un 30% è coperto da Medicaid. Ma la vera particolarità della clinica non è questa. La clinica offre cure pediatriche, segue le donne incinte e i pazienti con problemi di salute mentale; molti vengono a curarsi per obesità, diabete, ipertensione, depressione e alcolismo.

“Ciò che questa clinica non offre”, spiega Tina Rosenberg, l’autrice dell’articolo sul sito del New York Times, “sono i dottori”. La Family Health Clinic of Carroll County fa parte infatti di quelle 250 cliniche in giro per gli Stati Uniti gestite completamente ed esclusivamente da infermiere. Non infermiere semplici, ma infermiere con un master che include due o tre anni di addestramento sulla diagnosi e il trattamento delle malattie.

Le cosiddette “nurse practitioners” (infermiere di pratica avanzata), fanno tutto ciò che fa un medico di base, come prescrizioni per farmaci e per visite specialistiche.

Già oggi c’è una carenza di medici di base e l’Obamacare porterà nel sistema sanitario, si stima, 32 milioni di persone attualmente non assicurate. Secondo l’American Association of Medical Colleges, nel 2020 ci sarà una carenza di 45.000 medici di base. La medicina di base oggi ha a che fare prevalentemente con patologie croniche dove conta molto lo stile di vita. Un mestiere che per molti medici può risultare poco appassionante e comunque è sicuramente meno remunerativo.

La clinica delle infermiere comunque non è affatto una clinica di serie B, anzi. In realtà, per formazione e approccio, le infermiere risultano in qualche modo più adeguate a questi pazienti perché sono appunto addestrate a un approccio più olistico al paziente. Qualcosa che i medici solo ora stanno cominciando a imparare, anche se l’intero sistema sembra “cospirare” contro di loro: i medici sono infatti pagati a prestazione e non è previsto alcun rimborso per il dialogo con il paziente.

Pare conti molto anche il livello culturale e il tenore di vita nel rapporto paziente-operatore sanitario, e anche da questo punto di vista le infermiere sono più vicine e quindi più credibili quando suggeriscono qualche accorgimento per cambiare le proprie abitudini.

Non è quindi un caso se i 118 studi pubblicati negli ultimi 18 anni registrano, non solo una maggior soddisfazione per i trattamenti ricevuti dalle infermiere, ma anche migliori risultati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *