La parola socialismo

Discussioni in redazione.
Da tempo in redazione ci chiediamo se la parola socialismo possa avere ancora un senso, un futuro, e contavamo di iniziare a chiedere in giro. Poi qualcuno ha portato in redazione, “Anatomia dell’anticapitalismo”, di Luciano Pellicani, un bel libro che racconta di come un odio implacabile, verso chi fa denaro con denaro, abbia attraversato i secoli sulla via del cristianesimo, della rivoluzione francese, del nazismo e fascismo, e della rivoluzione russa, per arrivare fino al movimento no-global dei nostri giorni. Uno l’ha aperto a caso e s’è messo a leggere: “Figli della rivoluzione è il nome che ci siamo dati, vibranti di entusiasmo abbiamo condotto la rivoluzione fino in fondo. Il nostro principio è quello di sovvertire tutti i valori al punto che sarete spaventati dal radicalismo delle nostre richieste. Noi siamo socialisti… siamo nemici, nemici mortali dell’attuale sistema economico capitalistico con il suo sfruttamento di chi è economicamente debole, con la sua ingiustizia nella distribuzione… Noi siamo decisi a distruggere questo sistema a tutti i costi. Lo stato borghese è giunto alla sua fine. Dobbiamo forgiare una nuova Germania. Il futuro è la dittatura dell’idea socialista nello Stato. Essere socialista significa assoggettare l’Io al Tu; socialismo significa assoggettare la personalità individuale al tutto”… “E chi dice questo? Goebbels”.
Dice uno: “Che parola! Che forza doveva mai avere se è riuscita a dar vita alle due peggiori tragedie patite dall’umanità in tutta la sua storia”.
E un altro: “Che forza doveva mai avere se è riuscita a sopravvivere”… Mah.

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