Ancora su parole e responsabilità

Viviamo in uno strano paese in cui più uno è potente e più è libero di dire quello che vuole senza tema di censura. Qualche anno fa in una sperduta scuola media inferiore del vicentino, il giorno della memoria, quando in una classe tutti i ragazzi si alzarono in piedi, un ragazzo palestinese rimase seduto. Interpellato, disse che quel giorno lui se lo sentiva contro. Fu sospeso per quindici giorni dalla scuola. Lasciamo perdere l’irresponsabilità dei professori, che certamente non hanno neanche capito cosa volesse dire il ragazzo, che certamente non avevano letto Pierre Vidal-Naquet e le sue parole di fuoco contro l’uso strumentale della memoria della Shoà per giustificare ogni scelta dei governi israeliani, fatto sta che quel ragazzo ha pagato, e forse sapeva che sarebbe successo, per aver “parlato male” della Shoà. Gli facciamo i nostri auguri dovunque sia. E speriamo vivamente che, andando avanti negli anni, si sia andato a leggere la storia del ghetto di Varsavia e non i Protocolli dei savi di Sion…

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