L’artigiano e i due bagni

Da rileggere. “L’artigiano e i due bagni”… A proposito di “Berlusconi e noi”, riproponiamo il brano di un’intervista di alcuni anni fa.
“Quello che ci opprime è la paura di cadere in fallo, di ritrovarsi sul giornale come evasori, perché casomai sono venuti e hanno trovato qualche anomalia, o perché viene l’ispettorato o l’Usl e trova che non siamo in regola. Noi abbiamo cercato di metterci a posto, ma è difficile, c’è sempre la paura che qualcosa non vada. ‘Oddio adesso cosa succede, non abbiamo fatto la visita medica sulla sala’, perché c’è la sala verniciatura che deve fare la visita ogni tre mesi: sono tutte cose a cui l’artigiano non è mai stato abituato, perché aveva la sua bottega sotto casa, i residui li buttava nella spazzatura, ma adesso bisogna portarli via e bisogna pagare per farlo. Bisogna fare le analisi ogni tre mesi, sperare che siano giuste, occorrono le concessioni, tutta una serie di cose… Solo per portare via la spazzatura, abbiamo girato sei mesi, non sapevamo dove portarla perché quella roba lì bisogna portarla là, quell’altra bisogna portarla da un’altra parte, l’altra da un’altra parte ancora. Ci sono delle leggi che proprio non siamo nelle condizioni di applicare fino in fondo. E’ questo che infastidisce me, come tanti altri artigiani, non le troppe tasse. Uno ha la sensazione di essere sempre fuori regola, fuori norma. Ci dovrebbe essere l’ufficio per il pubblico, ma anche quello per la contabilità, lo spogliatoio per i dipendenti, i bagni, maschio e femmina, e tutto in un locale, magari piccolissimo, di poche centinaia di metri quadrati. Siamo arrivati a delle assurdità come quella di avere i due bagni distinti, uomini e donne, anche per un’azienda a conduzione familiare; lavorano marito e moglie e devono avere due bagni in bottega, quando ne hanno uno solo in casa” (da Una Città, n. 62, ottobre 1997, intervista a Daniele Martini).

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