Questa storia del saper fare…

Con questa storia del saper fare la state facendo veramente lunga. Da più di due secoli ci sono una destra e una sinistra e ci sono almeno due saper fare. Questo per la politica. Diverso per la categoria dei giornalisti, dei commentatori, degli opinionisti, che hanno dimostrato, loro sì, la propria incompetenza, quando, accecati dai loro pregiudizi e preferenze, hanno messo in mostra un qualunquismo senza precedenti, parlando di catastrofe della politica, di incompetenza totale, eccetera, eccetera.

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Dopo l’arrabbiatura

Beh, bisogna cominciare a pensare in positivo, dopo l’arrabbiatura. Io la penso come coloro, pochi, che credono che la formula “centrosinistra” sia stata cancerogena e che il quadro politico italiano dovrebbe diventare tedesco: non centrosinistra versus centrodestra, ma sinistra e verdi (questi comunque un poco trasversali) versus centro, con la destra isolata (sono i due paesi che hanno conosciuto il fascismo); all’occorrenza nazionale: “grande coalizione”. Allora: i cinquestelle sono i verdi, il Pd, con il rientro di Leu, è l’Spd, la Lega, diventata di Giorgetti e rafforzata dall’entrata degli orfani di FI, è la Csu-Cdu. La Meloni è Alternative für Deutschland ed è fuori. Renzi è nessuno. Allora: bravo, bravissimo Conte con il suo tavolinetto; bravo, speriamo, Zingaretti; bravo Giorgetti. Chissà che Draghi non possa servire anche a questo. Ovviamente: proporzionale, sbarramento al 5, sfiducia costruttiva, rafforzamento del federalismo.

L’errore di Mattarella

Che errore quello di Mattarella di non “ricattare” il manipolo di guastatori con la minaccia delle elezioni per poi dover “ricattare” tutto il parlamento con la minaccia di immani catastrofi in caso di elezioni. E lo chiediamo ai costituzionalisti: è regolare l’“attivismo” del presidente inaugurato da Napolitano? Così non si dà ragione a chi lo vorrebbe eletto dal popolo? Attenzione poi, perché lo sfacelo dei Cinquestelle, tanto desiderato dai veri irresponsabili, e l’umiliazione di un Pd costretto a tutto in nome della responsabilità, può gettare le basi per un futuro ungherese-polacco targato Meloni.

Appello di Narges Mohammadi

Ci arriva dalla Fondazione Alexander Langer questa mail:


Vi segnalo la grave situazione di Marges Mohammadi, premio Alexander 
Langer 2009, in carcere in Iran, contaminata dal coronavirus, rischia la 
vita con altre detenute.

Qui alcune informazioni e le prime adesione alla sua lettera/appello:
https://www.alexanderlanger.org/it/605


E' stato pubblicato ieri sulla pagina di Taghi Rahmani, il marito di 
Narges, rifugiato a Londra, un video in cui prendono la parola
Kiana e Ali, figli gemelli di Narges.
https://www.alexanderlanger.org/it/605

Chiedono a noi di essere la loro voce, per poter sentir dopo 11 mesi di 
nuovo la voce della loro madre.
Loro sanno del coronavirus presente nel carcere di Zanjan e che la madre 
e 11 altre donne in carcere sono state contagiate.
Diventiamo la loro voce.
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Nicola Chiaromonte e il limite

La scrittrice Mary McCarthy, a proposito di Nicola Chiaromonte, racconta:“Questo del limite era un concetto molto importante nel pensiero di Nicola. Che vuol dire? Fra tante cose, anche questa: che un’azione non si qualifica soltanto per la sua natura , ma per la sua misura. Fare dieci è una cosa, fare venti della stessa cosa, è un’altra. Per Nicola, voler ottenere un mutamento attraverso la conquista immediata e integrale del potere, era una cosa sciocca, perché nel perseguire il potere, si snatura e sorpassa il limite: si crea una contraddizione fra ciò che si vuole e ciò che si ha imponendolo. Sempre a proposito di limite gli piaceva raccontare questa storiella. In Cina un contadino aveva un piccolo podere. Non c’era acqua, e lui doveva ogni giorno, con grande fatica, andarla a prendere lontano, per la casa e per i campi. Un altro cinese, contadino come lui, gli dice: ‘Ma scusa, perché non fai come me?’. E gli fa vedere tutto un sistema di ruote, carrucole, funi, canaletti di bambù, eccetera, per estrarre l’acqua da un pozzo e farla arrivare dove serve senza rompersi la schiena. Il primo cinese guarda tutto, poi dice: ‘Non lo voglio’. ‘Perché?’. ‘Perché così l’acqua diventerebbe furba’. E’ una storiella tipica di Nicola. Il sospetto di una tecnologia che non tenga conto dei ritmi della natura. Lui diceva sempre che nel mondo moderno non c’è possibile salvezza se si accetta il progresso tecnologico per principio, senza riserve, e si applica tutto ciò che esso può suggerire”. Forse anche i virus, le cimici e quant’altro si stanno facendo furbi.

Quel “ma”

Forse l’equivoco di quel “ma” è stato nefasto. Premesso che “ma” è una parola fondamentale della vita umana e della sua complessità, della ricerca della verità e quindi dell’onestà e libertà intellettuale degli uomini, una parola quindi decisiva della democrazia, e premesso però anche che è una parola delicata, che a parole come “razzismo” e “antisemitismo” o a nomi come Auschwitz o Kolima o Srebreniza non può mai essere associata, e se anche, a volte, potrà seguire la parola “omicidio”, non potrà mai farlo con la parola “stupro”; premesso tutto questo, si può ben dire che avere accostato quasi da subito a “immigrazione” la parola “razzismo” non poteva che portare all’uso del “ma”.

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Ultimi e penultimi

Degli amici di Santa Sofia, un paese dell’Appennino romagnolo dove una grande “industria del pollo” dà lavoro soprattutto a immigrati, assicurano che molti di loro voteranno o tiferanno Lega. I penultimi non vedono di buon occhio gli ultimi. Le “larghe vedute” sono sempre più una specie di lusso per chi è avanti nella fila.

Risposte e commenti

da Tonino Gardini:

Ma vi è di più Gianni…
La perdita della identità della propria comunità nella quale si è vissuta l’intera esistenza sta alla base dello sconcerto individuale profondo che non accetta spiegazioni di principio ma risente unicamente della rabbia interiore per un mondo perduto che non tornerà più.

Gregoretti e Katër i Radës

Lasciamo perdere l’autolesionismo che, comunque, non sempre è un buon argomento e mettiamo pure da parte le argomentazioni giuridiche, in questo caso ben poco interessanti, ma il fatto che buona parte della sinistra non finisca mai di essere “doppia”, nei pesi e nelle misure, di questo, sì, bisognerebbe parlare.

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PER LA LIBERAZIONE DI KHALIDA

Chiediamo la liberazione di Khalida Toumi. Conosciuta in Italia come Khalida Messaoudi, già protagonista del movimento femminista algerino, è stata condannata a morte nel 1993 dall’integralismo islamico, che negli anni del terrorismo fondamentalista provocò oltre duecentomila morti in Algeria. Nel 1997 è stata insignita del premio Alexander Langer. Si è battuta per la riforma dell’istruzione e del codice di famiglia ed è stata Ministra della cultura dal 2002 al 2014.

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